Vanzella Liliana
Lalla Vanzella
Frequenta l’Accademia d’Arte di Firenze e Venezia, la scultrice (allieva di Carlo Conte) ha esposto a numerose mostre nazionali e internazionali tra le quali la Permanente di Milano, le Quadriennali di Roma, le Trivenete di Padova, collettive con Gina Roma, Renato De Giorgis, Carlo Conte, Franco Tramontin, Cassino Narciso, Bragaglia Stefania Guidi, Milani Umberto, Trevi Claudio. Ha partecipato a rassegne internazionali d’arte contemporanea. Opere sue figurano presso musei e collezionisti italiani e stranieri. Contemporaneamente alla scultura si dedicava alla narrativa. Ha pubblicato due libri: “L’estate minore” (1962) presso l’Editore Lerici e “Al Brennero” (1969) presso la Casa Editrice Vallecchi. Ha collaborato a rubriche radiofoniche e televisive italiane e straniere.
Presentazione di Mario Luzi, in occasione dell’esposizione di Lalla Vanzella il 31 maggio 1980 presso il museo civico di Asolo.
Dopo un lungo silenzio ci arriva questa lunga, insistente frase di Lalla Vanzella, un’artista che aveva parlato con sobrio ma acuto tormento.
Che cosa viene a dire, che notizie ci porta?
Chi ne abbia in mente le tese e caste epifanie plastiche che una volta combattevano tra il manifestarsi appunto ed il celarsi - lucendo talora in quell’imprendibile equilibrio - trova in queste un più inquietante contrasto tra la piena espansione dei volumi, la calma maturità delle forme e la chiusura verso il mondo, l’introversa acutezza della vita in quei volti, in quei corpi. Quelle fessure degli occhi, quelle palpebre pesanti, abbassate...
Offrirsi, affidarsi alla luce, si, ma intanto ritirarsi in un estremo riparo del proprio io, riappropiarsi gelosamente di ciò che cedendo all’invito della natura e del tempo si è liberato, si è lasciato vivere.









